CORONAVIRUS, chi ha un mutuo può sospendere le rate

La crisi del coronavirus purtroppo ha delle serie ripercussioni economiche sulle famiglie e le imprese, di conseguenza quindi, aumenta la probabilità che le famiglie non riescano più a far fronte alle rate del mutuo.
Per aiutarle a superare il momento difficile, c’è il Fondo statale che consente la sospensione del pagamento del mutuo previsto dalla Finanziaria per il 2007, che è stato modificato nel 2013 e che ora potrà essere utilizzato anche per la crisi coronavirus come previsto dal decreto del Governo pubblicato il 2 marzo e che prevede misure di sostegno economico per l’emergenza e poi dal decreto “Cura Italia” del 17 marzo 2020.

Sospensione rate mutuo: ecco chi può chiederlo e come.

Stiamo parlando del Fondo governativo che consente la sospensione del pagamento del mutuo alle famiglie in difficoltà con le rate.

Si può chiedere l’intervento del Fondo presentando domanda alla banca in cui avete il mutuo con il modulo che si trova sul sito Consap. Insieme al modulo bisogna consegnare anche la carta d’identità del mutuatario e l’attestazione del reddito Isee (che non può superare i 30.000 euro), oltre alla documentazione che certifica il licenziamento oppure la morte, la perdita di autosufficienza o l’invalidità superiore all’80%. Toccherà poi alla banca inoltrare, entro 10 giorni lavorativi, la domanda a Consap che darà la risposta entro 15 giorni lavorativi. Ricevuta la risposta motivata di Consap, la banca deve immediatamente informare il cliente.

Per 9 mesi a partire dal 17 marzo 2020 vige una regolamentazione speciale per chi cui fa richiesta non deve presentare alcuna certificazione Isee.

"D.L. CURA ITALIA": Come funziona

Il Fondo garantisce la sospensione del pagamento delle rate fino a un massimo complessivo di 18 mesi nel corso dell’esecuzione del contratto. Riguarda solo i mutui per l’acquisto dell’abitazione principale.

A fronte della sospensione del pagamento delle rate di mutuo, il Fondo rimborsa esclusivamente gli oneri finanziari pari alla quota interessi delle rate per le quali ha effetto la sospensione del pagamento da parte del mutuatario, ma soltanto per la quota corrispondente al parametro di riferimento (cioè all’Euribor o all’Irs). Però grazie al Cura Italia per chi fa richiesta nei 9 mesi successivi al 17 marzo è previsto che il Fondo ripaghi il 50% della quota interessi.

Resta a carico del mutuatario dopo la fine della sospensione, oltre che la quota capitale, anche la quota interessi delle rate per la parte determinata dallo spread oppure la metà della quota interessi per chi fa richiesta per 9 mesi dal 17 marzo 2020.

Inoltre la legge prevede anche che la sospensione:

  • Non comporti l’applicazione di alcuna commissione o spesa di istruttoria e avvenga senza richiesta di garanzie aggiuntive;
  • Sia concedibile anche per i mutui che hanno già fruito di altre misure di sospensione se il beneficio complessivo dura fino ad un massimo di diciotto mesi. Dunque possono accedere anche i mutuatari che, ad esempio, hanno già beneficiato di un periodo di sospensione grazie al piano famiglie dell’Abi o a iniziative autonome della banca.

Sospensione rate mutuo: chi può accedere

I richiedenti beneficiari, titolari di un contratto di mutuo, devono avere i seguenti requisiti:

  • L’immobile da acquistare deve essere un’abitazione principale non di lusso (sono quindi escluse case appartenenti alle categorie catastali A1, A8 e A9);
  • Il mutuo deve essere attivo da almeno un anno; l’importo erogato non può superare i 250.000 euro;
    il reddito Isee del nucleo familiare del richiedente non deve superare i 30.000 euro annui. Questa previsione non c’è per le richieste fatte dal 17 marzo 2020 per i successi 9 mesi.

C’è l’obbligo per le banche di sospendere l’ammortamento dei mutui nei casi in cui il mutuatario debba far fronte ai seguenti eventi accaduti:

  • Licenziamento dal rapporto di lavoro subordinato anche per controversie individuali, ad eccezione di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo;
  • Morte o riconoscimento di handicap grave, oppure di invalidità civile non inferiore all’80 per cento;
  • Sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno 30 giorni;
  • Lavoratori autonomi e ai liberi professionisti che autocertifichino di aver subito dal 21 febbraio 2020 per tre mesi o comunque nel periodo compreso tra il 21 febbraio e la presentazione della domanda una riduzione del fatturato superiore al 33% di quello realizzato nell’ultimo trimestre del 2019.

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